Trama: Christian si è separato da Paola e si è trasferito lontano dalla città, in Camargue, dove ha elaborato un piano, al limite della legalità, per salvare le oche selvagge dall'estinzione. A bordo del suo ultraleggero vorrebbe indicare loro una rotta migratoria alternativa, che le porti sane e salve dalla Norvegia fino a casa, nel sud della Francia, preservandole dallo scontro mortale con cavi elettrici, carenza di cibo, aeroporti, inquinamento luminoso e bracconaggio. Suo figlio adolescente Thomas, costretto a passare le vacanze col padre, lontano dai videogiochi, si scoprirà pian piano altrettanto appassionato al progetto e diventerà il protagonista di un'avventura incredibile, nei cieli d'Europa.
Film che mi è piaciuto molto, il fatto che sia ispirato ad una storia vera poi lo rende ancora più avvincente, a me piacciono molto i film ambientati nella natura e in questo caso ho avuto modo di immergermi in paesaggi a dir poco meravigliosi!
Ve lo consiglio io sono andata con i due miei ragazzi ed è piaciuto ad entrambe!
Scatti rubati di frammenti di vita condivisi con voi e scritti per me per poter fermare tutto ciò che mi fa battere il cuore, tutto ciò che mi rende viva!
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lunedì 13 gennaio 2020
venerdì 10 gennaio 2020
Tolo Tolo
Devo dire il vero che quest'anno mi sto veramente sbizzarrendo con il cinema, mi piace molto e quindi quando qualcuno mi chiede se ho voglia di vedere un film rifiuto raramente.
Stasera è toccato a lui "Tolo Tolo" Jack lo aveva visto settimana scorsa, io non lo avrei scelto però una mia amica ci teneva a vederlo e quindi sono andata, non mi ha entusiasmato trovo che sia difficile riuscire a sposare lo stile comico di Checco Zalone con il tema affrontato che trovo sia fin troppo delicato
Trama: Tolo Tolo, il film diretto da Checco Zalone, narra la tragicomica storia di Checco (Zalone), uomo che ama sognare in quel di Spinazzola, in Puglia.
Dopo un fallimentare tentativo di trapiantare la cultura del sushi in terra carnivora, Checco fugge oberato dai debiti e tampinato da famiglia ed ex-mogli, incauti finanziatori dei suoi goffi sogni imprenditoriali.
Si rifugia da cameriere in un resort africano, a confidarsi con l'amico e collega del posto, Oumar (Souleymane Sylla), che sogna l'Italia e adora il cinema neorealista italiano.
Dentro di sé, Checco si sente più vicino ai tanti ricconi italiani che deve servire nell'hotel. Il suo equilibrio è decisamente precario, e si spezza quando la guerra civile spazza via tutto e spinge Checco e Oumar prima nel villaggio di quest'ultimo, poi direttamente sulla rotta per l'Europa: bus precari, deserto, passaggi fortunosi, momenti di pace, guerriglia, carceri e attraversamento del Mediterraneo.
Checco non vuole saperne di tornare dove lo attendono al varco debiti e fallimenti, anzi: sogna di ritornare in Europa ma di trasferirsi nel Liechtenstein!
Non avrà però altra scelta che farsi trascinare, perché si è innamorato di Idjaba (Manda Touré), anche lei in fuga in compagnia di suoi figlio Doudou (Nassor Said Birya), che lo ha preso in simpatia nonostante la sua insofferenza molto occidentale per la situazione.
In particolare, l'assenza di farmacie e adeguati cosmetici per la pelle si fa sentire. Mentre in patria pugliese lo danno per disperso e qualcuno spera persino che muoia per un colpo di spugna ai debiti, Checco attraversa realtà più e meno crudeli dell'Africa, aiutato anche da un irritante e piacione reporter francese, Alexandre Lemaitre (Alexis Michalik). Chi sarà dalla sua parte fino alla fine? Chi rimarrà con lui in Italia? Ma soprattutto: come si fa a trovare un Imodium in Africa?
venerdì 3 gennaio 2020
Pinocchio
Questa sera ancora cinema della serie chi ben comincia 🥰.
Io sono andata con la bionda a vedere Pinocchio.
Trama: Il povero Geppetto, per smorzare la propria solitudine, costruisce un burattino di legno che gli faccia da figlio. Per magia, la creaturina prende vita, desiderosa solo di diventare un bambino vero. Crescere, però, si dimostra un'ardua impresa.
Forse la trama è superflua visto che è la favola dei secoli 😅.
Io sono andata con la bionda a vedere Pinocchio.
Trama: Il povero Geppetto, per smorzare la propria solitudine, costruisce un burattino di legno che gli faccia da figlio. Per magia, la creaturina prende vita, desiderosa solo di diventare un bambino vero. Crescere, però, si dimostra un'ardua impresa.
Forse la trama è superflua visto che è la favola dei secoli 😅.
Come film l'ho trovato lento, belle le ambientazioni i personaggi bello come hanno tagliato la storia ma estremamente lento, che poi è la favola così lo so..... Ma a me come favola non ha mai fatto impazzire sono andata perché voleva vederlo la bionda.
giovedì 2 gennaio 2020
Inizio 2020
Eccoci arrivati al giorno 2 di 366 è già perché quest'anno è uno di quei famosi anni definiti in Veneto BISESTO ovvero anno bisestile.
ieri per essere stato il primo giorno dell'anno è passato in completa serenità al mattino sono andata a passeggio con Zorro e abbiamo incontrato Dora che è una cagnolina con la quale va d'accordo li abbiamo portati in area cani a correre assieme e guardate qua che spettacolo
non trovate anche voi che siano spettacolari? a chi non ama i cani concedo di stupirsi per lo scatto fantastico!
non vi ho detto che sono andata a vedere "Cena con delitto", mannaggia rimedio subitissimo, è stato il film per il mio saluto al 2019 non ero particolarmente ispirata perche non è il mio genere ma lo ha scelto Jack e cosi mi sono democraticamente adeguata. Volete che vi dica? fantastico mi è piaciuto un sacco, sarà che non avevo aspettative di alcun genere, ma credetemi è fatto bene e tiene alta l'attenzione fino alla fine, quindi se non lo avete ancora visto io ve lo consiglio.
Trama:
il film diretto da Rian Johnson, è un crime in stile Agatha Christie, nel quale al sagace investigatore Benoit Blanc (Daniel Craig) deve scoprire chi ha ucciso il romanziere 85enne Harlan Thrombey (Christopher Plummer), rinvenuto senza vita nella sua abitazione in circostanze non chiare, dopo una festa per il suo compleanno. Il brillante detective è sicuro che l'uomo sia stato ucciso e inizia a indagare su chi possa essere l'omicida., per Blanc infatti chiunque può essere il colpevole. Sia i familiari che la servitù avrebbero avuto un movente per sbarazzarsi di Harlan, quindi tutti sono sospettati.L'imminente lettura del testamento fa emergere i conflitti familiari, nonché l'avidità e la brama dei parenti dello scrittore. Quella di Harlan è un famiglia in cui l'ostilità, provocata per lo più da generazioni diverse e mentalità opposte, la fa da padrone; una costruzione in bilico, nella quale è venuto a mancare il pilastro principale, Harlan stesso.
Quando l'investigatore interroga Marta (Ana de Armas), l'aitante infermiera sudamericana del deceduto Thrombey, le fondamenta di quest'edificio cedono definitivamente. I segreti della famiglia e della servitù iniziano a essere svelati, portando a galla un humus di bugie che permetteranno a Blanc di scoprire la verità dietro la morte del romanziere.
ieri per essere stato il primo giorno dell'anno è passato in completa serenità al mattino sono andata a passeggio con Zorro e abbiamo incontrato Dora che è una cagnolina con la quale va d'accordo li abbiamo portati in area cani a correre assieme e guardate qua che spettacolo
non trovate anche voi che siano spettacolari? a chi non ama i cani concedo di stupirsi per lo scatto fantastico!
non vi ho detto che sono andata a vedere "Cena con delitto", mannaggia rimedio subitissimo, è stato il film per il mio saluto al 2019 non ero particolarmente ispirata perche non è il mio genere ma lo ha scelto Jack e cosi mi sono democraticamente adeguata. Volete che vi dica? fantastico mi è piaciuto un sacco, sarà che non avevo aspettative di alcun genere, ma credetemi è fatto bene e tiene alta l'attenzione fino alla fine, quindi se non lo avete ancora visto io ve lo consiglio.
Trama:
il film diretto da Rian Johnson, è un crime in stile Agatha Christie, nel quale al sagace investigatore Benoit Blanc (Daniel Craig) deve scoprire chi ha ucciso il romanziere 85enne Harlan Thrombey (Christopher Plummer), rinvenuto senza vita nella sua abitazione in circostanze non chiare, dopo una festa per il suo compleanno. Il brillante detective è sicuro che l'uomo sia stato ucciso e inizia a indagare su chi possa essere l'omicida., per Blanc infatti chiunque può essere il colpevole. Sia i familiari che la servitù avrebbero avuto un movente per sbarazzarsi di Harlan, quindi tutti sono sospettati.L'imminente lettura del testamento fa emergere i conflitti familiari, nonché l'avidità e la brama dei parenti dello scrittore. Quella di Harlan è un famiglia in cui l'ostilità, provocata per lo più da generazioni diverse e mentalità opposte, la fa da padrone; una costruzione in bilico, nella quale è venuto a mancare il pilastro principale, Harlan stesso.
Quando l'investigatore interroga Marta (Ana de Armas), l'aitante infermiera sudamericana del deceduto Thrombey, le fondamenta di quest'edificio cedono definitivamente. I segreti della famiglia e della servitù iniziano a essere svelati, portando a galla un humus di bugie che permetteranno a Blanc di scoprire la verità dietro la morte del romanziere.
giovedì 14 novembre 2019
Le ragazze di Wall Street
Storia vera di un gruppo di lap dancer diventate rapinatrici, il film segue la formazione della banda a partire dall'ingresso nello strip club più quotato di Wall Street di Destiny, che presto diventa la protetta della "diva" Ramona. Travolte dalla crisi finanziaria del 2008, che dimezza drasticamente il numero dei clienti, alle donne viene un'idea: mettersi in proprio per adescare, drogare e derubare i ricchi con cui si accompagnano.
No, non sono i lupi di Wall Street. E non perché al branco manchi un leader, né tantomeno l'aggressività del predatore. A queste bestie terribili, figlie dello stesso crudele ambiente che partorì i Gordon Gekko e i Jordan Belfort di Oliver Stone e Martin Scorsese, dotate dell'identico disprezzo per il prossimo e per la morale, manca solo una cosa per essere davvero letali: la fame.
Poi, certo: un lupo è sempre un lupo, che resta feroce anche senza appetito. Ma l'impressione è che forse, così, sia meno pericoloso del previsto.
Ma torniamo un passo indietro, al capobranco che primeggia tra le fiere. Perché se Le ragazze di Wall Street - Business is Business merita comunque la visione - aldilà della sua effettiva efficacia narrativa - è soprattutto per lei: per il carisma esercitato da un'attrice, Jennifer Lopez, che in questo film divora letteralmente il personaggio di Ramona, imponendole il suo magnifico corpo (l'ingresso in scena è tra i momenti migliori del film) e sovrapponendo il suo star power da presunta mantide di Hollywood al potere manipolatorio dell'alter ego.
Un film Lopez-centrico con ottime spalle (Cardi B, Keke Palmer, perfetta Lili Reinhart), una coprotagonista messa all'angolo dal fuoco amico della collega (Constance Wu), il tutto cucito addosso al corpo di Ramona e ai suoi volteggi da lap dancer, ai movimenti della nuca e dei capelli, ai sorrisi sghembi, alle gambe avvolte da stivali inindossabili dal resto del genere umano. Se in questo film c'è una lupa, quella è lei.
Si diceva, però, della fame. La fame delle ragazze di Wall Street, e non poteva essere altrimenti, é una fame di denaro. Una fame che si aggancia a una malsana idea di riscatto, economico e sociale. Riscatto da un mestiere che le lupe disprezzano ("Abbiamo finito di ballare"), da uomini che detestano ("Truffatori che si fanno fanno fare pompini con i fondi pensionistici dei pompieri"), da un micricosmo (il club) e un macrocosmo (Wall Street) che fa dei loro corpi capitale. Sfruttandoli, scambiandoli, investendoli come se fosse la cosa più naturale al mondo.
Un appetito legittimo quello delle ragazze, una materia narrativamente incandescente che il film purtroppo spegne senza mai cavalcarla fino in fondo. È come se Scafaria tirasse il freno a mano sul dramma, scegliendo di alleggerire una storia che chiedeva, disperatamente, di farsi prendere sul serio. E cosi, tra scene godibilissime (la sequenza in cucina con l'MDMA), inevitabili ribaltamenti di cliché e rare cadute nel sentimentalismo (Natale), il film procede con (troppa) grazia, perdendo l'appetito per strada. Più Ocean XXX che Wall Street, più carezza che pugno nello stomaco. Da un branco di lupi ci si aspetterebbe tutt'altro
Visto con piacere, è fatto bene, sapere poi che è basato su una storia vera lo rende ancor più curioso e interessante, anche questo non definisce bene il finale, lo lascia aperto a libera interpretazione.
sabato 9 novembre 2019
Tutto il mio folle amore
Sono andata a vedere questo film, la trama è:
" Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell'impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l'ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato "il Modugno della Dalmazia", ora diretto verso una tournée nei Balcani. Anche qui i protagonisti sono marionette del destino: Willi, Elena e Mario vengono infatti manovrati da Vincent che li trascina in un'avventura picaresca tra Slovenia e Croazia, impedendo loro di adagiarsi su una quotidianità fino a quel momento accettata come immutabile.
Per Gabriele Salvatores si tratta di un ritorno al road movie, suo genere del cuore, e del recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe.
Nel film di Salvatores l'America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è "strano" tanto quanto Vincent, e a ben guardare è "strana" anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L'unico "normale" sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la "stranezza" arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere - fa l'editore letterario - è sempre in cerca di un'originalità autentica nel raccontarsi."
" Trieste. Vincent ha 16 anni e un grave disturbo della personalità, con il quale sua madre Elena si confronta da sempre. Col tempo ad aiutare Elena nell'impresa è sopraggiunto suo marito Mario, che ha imparato a voler bene a Vincent come ad un figlio e l'ha adottato legalmente. Ma quando sulla scena irrompe Willi, il padre naturale del ragazzo che ha abbandonato lui ed Elena alla notizia della gravidanza, quel poco di equilibrio che si era instaurato con un figlio gestibile a stento si rompe, e Vincent trova la via di fuga che cercava: si infila nel furgone di Willi, cantante da matrimoni e da balere soprannominato "il Modugno della Dalmazia", ora diretto verso una tournée nei Balcani. Anche qui i protagonisti sono marionette del destino: Willi, Elena e Mario vengono infatti manovrati da Vincent che li trascina in un'avventura picaresca tra Slovenia e Croazia, impedendo loro di adagiarsi su una quotidianità fino a quel momento accettata come immutabile.
Per Gabriele Salvatores si tratta di un ritorno al road movie, suo genere del cuore, e del recupero di una libertà espressiva che, come in passato, prende la forma del viaggio iniziatico. Tutto il mio folle amore nasce dal romanzo "Se ti abbraccio non aver paura" di Fulvio Ervas, che a sua volta nasceva dalla storia vera di un padre e il suo figlio autistico in viaggio attraverso le Americhe.
Nel film di Salvatores l'America è molto più vicina e la malattia di Vincent non ha nome, ma comporta momenti imbarazzanti, sbalzi di umore, entusiasmi incontenibili e brusche frenate: non solo da parte del ragazzo ma anche di un padre che non ha mai voluto (o saputo) diventare adulto. Willi è "strano" tanto quanto Vincent, e a ben guardare è "strana" anche Elena, da cui il figlio ha ereditato non soltanto il bel viso. L'unico "normale" sembra essere Mario che però, con la sua concretezza meneghina, è ben cosciente che la "stranezza" arricchisce la sua vita altrimenti monotona, anche perché per mestiere - fa l'editore letterario - è sempre in cerca di un'originalità autentica nel raccontarsi."
il film nel suo svilupparsi mi è piaciuto, sono rimasta a bocca asciutta sul finale, lascia libera interpretazione mentre io prefrisco che venga definito.
#cinema
venerdì 9 febbraio 2018
50 sfumature di rosso
Stasera sono andata a vedere l'ultimo della trilogia, e checchè se ne dica io vi dico che a me sono piaciuti e non mi faccio troppe paranoie a dichiararlo, nel senso che si vabbuò il filo trama aveva un pò di hard ma se ci limitiamo a quello a mio parere è riduttivo questi tre film oltre alla trama hard avevano anche altro, come definire il triste passato di Christian? ...... boh psicologico? passatemelo, alla fine è sfociato in un "vissero tutti felici e contenti" e io che sono cresciuta nel periodo delle favole dove tutti alla fine vivevano felici e contenti posso dire per me è la favola degli anni 2000, la ragazzina che sposa lui ricco sfondato che la tratta meglio di una regina, e se riuscite a non fermarvi al lato hard godetevi i gran paesaggi che tolgono il fiato.....almeno a me, per non parlare dell'R8!
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